Letteratura Golosa

Letteratura Golosa

Dicembre 3, 2015 0 Di wp_1026259

5 novembre 2015 

Locandina della serata letteratura golosa

La nostra Associazione ASG-Amici di Schio Grigny in collaborazione con il Gruppo di Lettura  “Libramente” della Biblioteca Civica di Thiene, giovedì 5 novembre 2015 ha proposto una serata dal titolo “Letteratura golosa – Cibo per la mente, ricette, curiosità e sorprese… dalla Francia” costituita da vari momenti in equilibrio tra di loro: brevi presentazioni degli autori francesi, lettura di brani, intermezzi musicali a cura di Andrea Rampon con il suo sax tenore.  La presenza degli amici parigini, prof. André e Monique Guillemenot, ha reso più suggestiva la serata, arricchendola della lettura di alcuni passi di C. Cros e M. Proust in francese.

Perché una serata così?
Perché ci è sembrato naturale collegarci all’Expo di Milano facendo a nostra volta diventare il cibo protagonista.
Così in questa serata abbiamo creato un ponte con la Francia e con alcuni dei suoi scrittori che hanno dimostrato il loro amore per il cibo, ne hanno colto l’importanza e il significato profondo, che fa del cibo la metafora del gusto e della passione per la vita.

La serata non poteva che concludersi con tè e madeleines, il dolce reso famoso e indimenticabile da Marcel Proust.

 

1. ANDRE’ GIDE (1869-1951) 
Personalità complessa e inquieta, in costante ricerca della libertà, fu insignito del premio Nobel nel 1947. Il suo libro Les nourritures terrestres (I nutrimenti terrestri), pubblicato nel 1897, quando l’autore aveva appena 28 anni, viene considerato il breviario di un hippie antelitteram, diario autobiografico, romanzo di formazione e romanzo epistolare, indirizzato a Natanaele, simbolo della Gioventù. Viene considerato anche un’apologia dell’andare, dello scoprire, del conoscere. Nel libro, scritto con grande libertà stilistica, coesistono generi opposti e fondanti: prosa e poesia, frase e verso.

Nutrimenti.

Mi tengo a voi, nutrimenti…

La mia fame non poserà a mezza via;

Non tacerà che soddisfatta;

Nessuna morale ne verrebbe a capo

E di privazioni non ho mai potuto nutrire che l’anima.

Appagamenti, io vi cerco…

Siete belli come le albe d’estate…

Forse è di vino che si inebria l’usignolo?

Di latte l’aquila? o forse di ginepro i tordi?

L’aquila si bea del suo volo. L’usignolo trae ebbrezza dalle notti d’estate.

La pianura trema di calore. Natanaele, che ogni tua emozione sappia mutarsi in ebbrezza… 

 

2. JEAN COCTEAU (1889-1963)
Fu poeta, saggista, drammaturgo, sceneggiatore, disegnatore, scrittore, regista e attore. Frequentatore del bel mondo, fu un intellettuale libero, criticato per i suoi atteggiamenti, comportamenti e frequentazioni da altri intellettuali della sua epoca e accusato di una certa leggerezza. Dopo un forte legame con Raymond Radiguet, enfant prodige autore del libro Il diavolo in corpo, dal 1916 al 1923, alla morte di quest’ultimo cercò di sfuggire alla disperazione ricorrendo all’oppio e conducendo un’esistenza disordinata. Durante il periodo terribile della Seconda Guerra Mondiale trovò riscatto nell’impegno politico con un appello a favore di Max Jacob, arrestato e poi ucciso dalla Gestapo, e creando un collegamento con Louis Aragon e Paul Eluard della Resistenza francese. Fece incontri e viaggi con personaggi in vista del suo tempo: due per tutti – Marlene Dietrich e Greta Garbo. Ricevette molte onorificenze e non solo in Francia. Dalla sua “Petite lettre à la derive”:

Mangia la tua minestra.

Tieniti dritto.

Mangia lentamente.

Non mangiare così in fretta…

Non parlare con la bocca piena.

Non mettere i gomiti sul tavolo.

Non fare rumore mangiando…

Questo piccolo elenco risveglia una folla di ricordi, quelli dell’infanzia…

E’ molto tempo dopo che si arriva a capire che una cena può essere un autentico capolavoro.

 

3. ALEXANDRE DUMAS (1802-1870)
L’autore de Il Conte di Montecristo, I tre moschettieri, La Regina Margot era orgoglioso di essere amico di Garibaldi. Nel 1870, pochi mesi prima di morire, consegnò all’editore Lemerre il suo Grande Dizionario di cucina, “il più incredibile libro di cucina mai scritto”, con il quale concluse la sua immensa opera di affabulatore, inventore, narratore di storie. In realtà in questo libro Dumas ripercorre il passato e fa rivivere i ricordi, come in un testamento di vita. Non aspettiamoci quindi un ricettario, ma un libro di cucina nel senso più elevato del termine: il cibo per Dumas è fondamentale nella cultura umana, è una forma di comunicazione e scambio, di curiosità e scoperta. Il libro fu pubblicato tre anni dopo la morte dell’autore, ma rimase nel silenzio per quasi un secolo. Alla fine degli anni Sessanta del Novecento furono stampate altre due edizioni. Agli inizi del Duemila, per la ricorrenza del bicentenario della nascita dell’autore, questo gioiello è tornato nelle librerie.

…Un giorno ricevetti una lettera dal consiglio municipale di Cavaillon,

il quale mi disse che, poiché fondava una biblioteca e voleva fornirla con i migliori libri

che potesse procurarsi, mi pregava di inviargli

due o tre dei miei romanzi che, nel mio spirito, tenessero il primo posto.

Risposi alla città di Cavaillon che non era ad un autore che

bisognava far fare da giudice dei suoi libri; che io trovavo buoni tutti i miei libri, ma che trovavo i meloni di Cavaillon eccellenti; che, di conseguenza,

avrei mandato alla città di Cavaillon una collezione completa delle mie opere,

cioè quattro o cinquecento volumi, se il consiglio municipale voleva

concedermi una rendita vitalizia di dodici meloni verdi…

 

4. MARGUERITE DURAS (1914-1996)
Pseudonimo di Marguerite Germaine Marie Donnadieu. Nata nell’Indocina Francese, l’attuale Vietnam, vicino a Saigon, dopo la morte del padre e della madre venne accolta in un collegio, dove si innamorò di un ricco cinese. Tornata in Francia, si sposò e partecipò alla Resistenza. Il marito morì a Dachau dove era stato deportato. Nel 1942 ebbe altri due lutti: la morte del primo figlio e quella del fratello. Alla fine della guerra militò nel Partito Comunista. Nel 1968 partecipò alla contestazione sulle barricate. Nel 1985 con L’Amante, il libro ispirato alla sua storia d’amore con il ricco cinese, vinse il premio Goncourt. Fu autrice di numerosi racconti, romanzi e sceneggiature di film.
È diventata celebre questa sua ricetta della minestra di porri e patate:

Tutti credono di saperla fare, sembra così semplice…

Bisogna invece farla con cura, evitando così di perdere la sua identità.

Una volta cotta si serve con burro o panna fresca e crostini prima di scodellarla…

Nelle case, il suo odore si sparge molto rapidamente, fortissimo, volgare come il cibo dei poveri, il lavoro delle donne, il riposo delle bestie, il vomito dei neonati… 

 

5. HENRI DUVERNOIS (1875-1937)
Pseudonimo di Henri Simon Schwabacher, nato a Parigi da  padre ungherese, commerciante di diamanti, e madre olandese. Fu scrittore, drammaturgo, sceneggiatore, librettista, critico letterario, giornalista. Fu amico di Proust. Dalla sua “La signora grassa dal pasticcere”:

Oh che meraviglia! Che poesia! Le prime fragole!

“Signora, non ne vuole ancora una di queste pastine?” E poi una di ciliegie

perché porta fortuna.

Adesso la grassa signora è scatenata…

Divora un bignè al caffè. Ricordo di gioventù…

Poi esce alquanto fiera di se stessa.

Perché si può essere vinti senza disonore quando si ha la sensazione netta di aver lottato al meglio.

  

6. GABRIELLE-SIDONIE COLETTE (1873-1954)
Grande protagonista della sua epoca, fu scrittrice prolifica, attrice di music hall (recitava spesso nuda), giornalista, ma anche estetista e commerciante di cosmetici. Ebbe tre mariti e un amante, quest’ultimo figlio di uno dei suoi mariti,  e una serie di relazioni disinibite con entrambi i sessi. Vita e opere sono testimonianza di una donna libera, anticonformista ed emancipata. Conobbe e frequentò i personaggi più in vista della sua epoca, da Anatole France a la Bella Otero, da Proust a Paul Valery e Claude Debussy.  Scrisse una serie di romanzi in cui la protagonista, Claudine, si può considerare la prima teenager del ventesimo secolo. Insignita di varie onorificenze, tra cui la Legion d’Onore, fu la prima donna, nella Repubblica Francese, a ricevere funerali di Stato. Dal suo “38°5”:

Sabato. Ci siamo. L’ho presa. Dio! Avevo dimenticato come il letto, la tela fresca,

la boule d’acqua calda assomiglino, prima delle dieci di sera, ad una delizia perversa…

Cenare? Chi ha parlato di cenare? Puah! In due ore di malessere ho perso l’abitudine,

il disegno, la voglia e il bisogno di mangiare.

Meglio. Nel mio cuore c’è posto solo per limoni e tè di petali…

Tutto cattivo. L’arancia è amara. Amaro è l’infuso zuccherato.

Amare le caramelle emollienti…

 

7. GUSTAVE FLAUBERT (1821-1880)
Figlio di un medico di Rouen, cominciò a scrivere fin dall’adolescenza. Nel 1836 incontrò Elisa Foucault maritata Schlesinger, che divenne la grande e mai soddisfatta passione della sua vita. Interrotti gli studi di legge a Parigi a causa dell’epilessia, fece ritorno a Rouen e poi si stabilì nella casa di campagna di Croisset, dalla quale si staccava per dei soggiorni a Parigi o per compiere dei viaggi. Ma quando si dice Flaubert si pensa subito al suo capolavoro, Madame Bovary, anzi potremmo dire che Flaubert “è” Madame Bovary. Nel 1857 il suo capolavoro fu incriminato per oltraggio alla morale e alla religione. Tuttavia il processo si concluse con l’assoluzione dello scrittore. Apparso prima a puntate su una rivista e poi integralmente, Madame Bovary ebbe subito un grande successo di pubblico, anche per lo scandalo che aveva suscitato. Incentrato sulla figura di Emma, donna inquieta e insoddisfatta, simbolo di un’insanabile frustrazione sentimentale e sociale, e proprio per questo moderna e attuale, dal punto di vista stilistico è prosa che si fa poesia. Dalla descrizione del pranzo di nozze:

La tavola era stata preparata sotto la tettoia dei carri.

C’erano in bella mostra quattro lombate di manzo, sei vassoi di pollo in fricassea,

bocconcini di vitello, tre cosciotti di montone e al centro un bell’arrosto di maialino

da latte cui facevano corona quattro salsicciotti all’acetosa.

Anfore d’acquavite troneggiavano agli angoli.

Il sidro dolce imbottigliato…

Per le torte e i torroni si era andati a scovare  un pasticcere di Yvetot…

Una torta a più piani … fu accolta con urla di ammirazione. Alla base c’era un cubo di cartone azzurro raffigurante un tempio, con portici, colonnato e statuine di stucco ai quattro lati

in nicchie costellate di stelle di carta dorata; al secondo piano … un torrione di savoiardi cinto di  minute fortificazioni di canditi, mandorle, chicchi d’uva secca, spicchi d’arancia…

Si banchettò fino a sera…

Chi si trattenne ai Bertaux passò la notte in cucina, a bere.

I bambini si erano addormentati sotto le panche.

 

8. CHARLES CROS (1842-1888)
Poeta, inventore, scrittore, fu professore di chimica e inventore di un prototipo di telegrafo automatico nonché di un procedimento fotografico a colori, all’origine della tricromia. Progettò anche il fonografo, per la riproduzione del suono, ma questa macchina non fu mai costruita, principalmente per problemi economici. Non fu mai capito veramente dai suoi contemporanei. Successivamente, però, sono stati riconosciuti i suoi meriti culturali e scientifici ed è stato intitolato a suo nome l’Istituto di Registrazione Francese. Da una delle sue composizioni “L’aringa affumicata”:

C’era un grande muro bianco – nudo, nudo, nudo,

contro il muro una scala – alta, alta, alta,

e, per terra, un’aringa affumicata – secca, secca, secca…

E l’aringa affumicata – secca, secca, secca,

In fondo allo spago – lungo, lungo, lungo,

Si dondola molto lentamente – sempre, sempre, sempre.

Ho scritto questa storia – semplice, semplice, semplice,

Per far infuriare le persone – serie, serie, serie,

E divertire i bambini – piccoli, piccoli, piccoli.

 

9. ANNA GAVALDA (1970) 
E’ uno dei più recenti fenomeni letterari francesi. Laureata in Lettere Moderne, ha vinto nel 1992 il premio per la più bella lettera d’amore e nel 1998 si è aggiudicata il primo posto in tre concorsi letterari. Nel romanzo Insieme e basta, del 2004, immagina che quattro persone che non hanno niente da spartire, se non la loro solitudine, una giovane artista,  un vecchio aristocratico, un cuoco che sta cercando di affermarsi e sua nonna, si ritrovino a vivere insieme. Insieme e basta, appunto. Ecco il passaggio dove il cuoco, pieno d’orgoglio, spiega a cosa servono i vari coltelli contenuti nella sua valigetta personale:

Allora… Quello grosso è il coltello da cucina o coltello da chef e serve per tutto;

quello quadrato è per le ossa, le articolazioni o per battere la carne;

quello piccolo è un coltello da office come se ne trovano in tutte le cucine…

Quello lungo è lo sminuzzatore, per tagliare fini le verdure;

quello piccolo più in là è il coltello che serve per preparare la carne, inciderla, toglierle il grasso…

quello molto sottile serve a sfilettare  il pesce

e l’ultimo è per il prosciutto…

  

10. MURIEL BARBERY (1969)
Ha studiato filosofia e attualmente vive a Kyoto. E’ diventata famosa con il romanzo L’eleganza del riccio, del 2007, divenuto un bestseller internazionale tradotto in 31 lingue e insignito di numerosi premi. Il suo primo romanzo, Estasi culinarie, del 2000, tradotto in 14 lingue, da cui abbiamo tratto alcuni passi, è ambientato nello stesso palazzo parigino di Rue de Grenelle reso celebre dall’Eleganza del riccio. Il più famoso critico gastronomico del mondo è in punto di morte e nelle sue ultime ore di vita ripercorre attraverso cibi, ricette e sapori le tappe principali della sua esistenza, per cercare di recuperare il Sapore per eccellenza, quello che ora gli sfugge e che vorrebbe provare di nuovo… Ecco il passaggio in cui parla dei pomodori:

In insalata, al forno, in ratatouille, in marmellata, alla griglia, farciti,

canditi, ciliegini, grossi e morbidi, verdi e acidi, fregiati d’olio d’oliva,

di sale grosso, vino, zucchero, peperoncino,

schiacciati, pelati, in salsa, in composta,

in mousse, perfino in sorbetto…

Zucchero, acqua, frutto, polpa, liquido o solido?

Il pomodoro crudo, divorato appena colto in giardino,

è la cornucopia delle sensazioni semplici…

 

11. MARCEL PROUST (1871-1922)
Nel 1871, il proiettile di uno dei rivoltosi che manifestavano nella Parigi sconvolta dai moti sociali, dopo la guerra franco-prussiana, colpì, per caso e senza troppe conseguenze per lui, il dottor Adrien Proust, che tornava dall’Ospedale della Carità. Il fatto, invece, ebbe forti ripercussioni sulla moglie, Jeanne Weil, in avanzato stato di gravidanza. Proprio a questo episodio si tende ad attribuire la responsabilità della salute precaria del bambino che sarebbe nato poco tempo dopo, il 10 luglio 1871. E questo bambino, bisognoso di cure fin da subito e che per tutta la vita ebbe gravi difficoltà respiratorie, era Marcel Proust.  L’attento amore della madre, Jeanne Weil, appartenente a una famiglia ebraica di origine alsaziana, fu fondamentale per Proust e gli garantì, nonostante la salute precaria, un’infanzia serena. I luoghi della sua infanzia compariranno, trasfigurati, nel suo capolavoro Alla ricerca del tempo perduto. Studente apprezzato fin dai tempi del liceo, all’Università seguì corsi di giurisprudenza e di scienze politiche. Conobbe e frequentò importanti uomini di cultura del suo tempo, come Anatole France. Dopo la morte della madre, avvenuta nel 1905, visse in modo estremamente riservato tra l’appartamento di Parigi e l’abitazione di Cabourg, in Normandia, lavorando alla Recherche. Offrì il primo volume, Dalla parte di Swann, a varie case editrici che lo rifiutarono, così lo pubblicò a sue spese presso l’editore Grasset nel 1913. Una volta pubblicata, l’opera fu molto apprezzata anche da quegli intellettuali che, come André Gide, l’avevano rifiutata. La nuova edizione, perciò, fu curata dalla prestigiosa “Nouvelle Revue Francaise”. Il secondo volume, A’ l’ombre des jeunes filles en fleurs, uscì nel 1918 e gli valse il premio Goncourt. Divenuto ormai celebre, Proust proseguì la sua opera creativa fino alla morte, avvenuta il 18 novembre 1922. Gli ultimi romanzi del ciclo furono pubblicati postumi.
Proust fu l’infaticabile cronista della propria anima. Alla Ricerca del tempo perduto è uno dei capolavori del Novecento. Nell’opera, composta di sette parti, un Narratore parla in prima persona e racconta la storia della sua vita, in un’epoca compresa tra gli ultimi anni dell’Ottocento e la Prima Guerra Mondiale. Proust definì la Recherche “un’enorme solida costruzione: una cattedrale i cui archi, scavalcando gli anni, congiungeranno le cause alle loro lontane conseguenze; in cui i giovani personaggi dapprima appena intravisti, facendosi via via sempre più familiari, diventano più tardi, ormai invecchiati, dei protagonisti”. Dalla Parte di Swann è la cronaca familiare e l’inizio dell’esplorazione interiore di un bambino che vive nel piccolo paese di Combray. E’ la storia di un’infanzia felice che il narratore vedrà ricomporsi davanti a sé molti anni dopo, intingendo una madeleine nella tazza di tè.

Già da parecchi anni, di Combray,

tutto ciò che non era il teatro e il dramma del mio andare a letto

non esisteva più per me, quando, un giorno d’inverno, rientrando a casa, mia madre,

vedendomi infreddolito, mi propose di prendere,

contrariamente alla mia abitudine, una tazza di tè.

Dapprima rifiutai, poi, non so perché, cambiai idea.

Mandò a prendere uno di quei dolci corti e paffuti, chiamati Petites Madeleines,

che sembrano modellati nella valva scanalata di una conchiglia

di San Giacomo. E subito, meccanicamente, oppresso dalla giornata uggiosa

e dalla prospettiva di un triste domani, mi portai alle labbra  un cucchiaino di tè 

dove avevo lasciato ammorbidire un pezzetto di madeleine.

Ma, nello stesso istante in cui quel sorso frammisto alle briciole del dolce

toccò il mio palato, trasalii, attento a qualcosa di straordinario che accadeva dentro di me…