Alessandro – S.M.S. “F.Bassani – A. Ferrarin” Thiene (VI)

Febbraio 21, 2011 0 Di wp_1026259

ALESSANDRO – classe 2^H  –  21 febbraio 2011

 

Scrivi una relazione sul lavoro e la vita dei nostri emigranti a Grigny, in Francia, tra la fine dell‘800 e i primi decenni del ‘900

Il giorno 17 febbraio 2011, in aula video, abbiamo avuto un incontro con due rappresentanti dell’”Associazione Schio-Grigny”, per scoprire a scopo geografico cosa vuol dire essere emigranti. Ci hanno spiegato che, dopo la Guerra Franco-Prussiana ,Parigi era ormai distrutta e andava ricostruita, l’unico problema era che la maggior parte dei maschi francesi era morta e dunque non avevano manodopera; dopo vari ragionamenti Haussmann ebbe l’idea di chiamare a lavorare gli Italiani, che erano poveri e avrebbero accettato qualsiasi lavoro.

Emigrarono molti Italiani (erano così poveri che il biglietto del treno gli veniva offerto dai Francesi e poi risarcito con le prime paghe). Molto famosi  tra loro i Cervo.

Appena arrivati, iniziavano a lavorare in delle piccole cave di pietra solo con piccozza e dinamite (curiosità: per trovare una zona per la realizzazione di una cava era necessario fare un buco profondo circa 75x75cm, dove un uomo si calava e diceva se c’era pietra molare), le persone anziane, invece, stavano alla lavorazione con lo scalpello. La paga era a quantità, cioè a cottimo, e dunque non a tempo.

Pian piano, grazie alla pietra molare trovata dagli Italiani, Parigi tornò in piedi anche più bella di prima con gli Champs Elysées. Inoltre il signor Picchetto (un italiano) si francesizzò il nome diventando Piketty e aprì molte cave di pietra molare che poi, al contrario di qui in Italia, venivano ricoperte di terra e così il terreno tornava fertile.

Pian piano il lavoro diventò più facile grazie all’innovazione industriale: arrivarono dei vagoni basculanti, le chiatte, le navi a vapore con gru per chiatte, le gru, i pozzi (le zone dove estraevano la pietra molare erano piene di argilla impermeabile che faceva scivolare l’acqua ai loro piedi e dunque li bagnava).

I lavoratori avevano un abbigliamento da lavoro con pantaloni enormi, scarpe enormi, maglione enorme e cappello per il sole e i sassi.

Gli Italiani abitavano in case a due piani. Sopra, la camera da letto dove si dormiva anche in 16 e sotto la cucina dove una moglie cucinava per tutti. Fuori in giardino c’era la latrina. Per fare il bagno c’erano solo catini e mastelli.

Durante le pause del lavoro (di sera e certe volte la domenica) si giocava a carte.

Dopo vario tempo di atteggiamenti di razzismo verso gli Italiani, i Francesi li hanno accettati.

L’incontro è stato noioso e bello allo stesso tempo: i primi due punti erano interessanti, ma la parte della testimonianza era noiosa.