A voce alta: leggere l’emigrazione

A voce alta: leggere l’emigrazione

Ottobre 29, 2016 0 Di wp_1026259

Cartolina per la serata "A voce alta: leggere l'emigrazione" organizzata dall'associazione Amici Schio-Grigny

Giovedì 10 novembre 2016 ore 20.30
a Schio presso: Palazzo Toaldi Capra, Sala degli Affreschi, via Pasubio 52

Una serata dedicata alla lettura di brani di autori che hanno vissuto in prima persona o raccontato l’emigrazione del nostro Novecento.
Serata in collaborazione con il gruppo di lettura “Libramente” della Biblioteca Civica di Thiene.

 

“ANDARE OLTRE CONFINE”
serata di lettura “A VOCE ALTA” – giovedì 10 novembre 2016  

“A voce alta”.
Perché?

Perché questo titolo sta a indicare innanzitutto una modalità, la lettura a voce alta di testi letterari, e una consuetudine, la collaborazione della nostra Associazione con il Gruppo di Lettura “Libramente” della Biblioteca Civica di Thiene e con il musicista Andrea Rampon.  Ma “A voce alta” significa anche dare voce ad autori che da vari punti di vista hanno scritto di emigrazione. 

Gli scrittori abitano i luoghi delle assenze, i luoghi dove albergano i sogni. Grazie alla forza creatrice della parola, gli scrittori, facendosi interpreti dei sogni, fanno nascere mondi nuovi.
Siamo qui stasera per sperare sogni e per ascoltare la musica delle parole.

 

1. G. A. STELLA, Odissee, 2004:
La storia avventurosa e commovente dei nostri nonni partiti per cercar fortuna sfidando, su navi-lazzaretto e vecchie carrette, la grande paura di tutti: l’Oceano. Ma anche la storia di quegli Italiani che ce l’hanno fatta, sopravvivendo a mille stereotipi insultanti, facendosi forza anche dopo stragi immeritate e infami, riuscendo giorno dopo giorno a guadagnarsi la riconoscenza, la stima, l’amicizia di chi li ha accolti.

 

2. E. DE AMICIS, Sull’Oceano, 1889:
in questo romanzo l’emigrazione compare come un fenomeno di ampiezza e importanza tali da incidere profondamente sulle sorti del nostro Paese tra Ottocento e Novecento. Nel descrivere il proprio viaggio da Genova a Buenos Aires, l’autore illustra la miseria e la tenacia del popolo degli emigranti.

 

3. M. G. MAZZUCCO, Vita, 2003:
L’arrivo degli Italiani in America, Ellis Island, le prime esperienze, la ricerca di qualcosa per vivere e costruirsi un futuro, gli occhi sull’America.

 

 

4. F. CAVANNA (1923-2014), Les Ritals, 1978:
L’autore presenta il suo libro così: “E’ un moccioso che parla, che ha tra i sei e i sedici anni, dipende dalle volte. Talvolta parla al presente e finisce al passato o viceversa. Così è la memoria, va e viene. Non è difficile leggerlo ma ho pensato che era meglio dirvelo prima. È tutta verità. Voglio dire che non c’è niente di inventato. Questo moccioso ero io quando ero moccioso, esattamente con i sentimenti che avevo allora. Almeno credo. Diciamo che è il moccioso di quel tempo rivissuto da quello che è oggi, e che sente così prepotentemente il momento che rivive, da non poterlo immaginare diverso”. Rital (ritagli, piccoli scarti) è un termine spregiativo con cui i Francesi definivano gli immigrati italiani.

 

5. T. BEN JELLOUN, Ospitalità francese, 1984:
“Questo libro è stato scritto dopo l’assassinio di un ragazzo maghrebino di undici anni che giocava a pallone e faceva rumore. Un francese allora prese il fucile, mirò e uccise il ragazzo”.
Un grande scrittore arabo che vive in Francia, un uomo di cultura diviso tra il paese d’origine e quello di adozione, racconta in questo libro che cosa è il razzismo di questi anni. Ed è un racconto aspro, duro, che espone più dubbi che certezze. Un libro che, nella sua capacità di analizzare lucidamente il nostro razzismo quotidiano e la difficile convivenza tra culture diverse, sembra descrivere con impietosa esattezza molte situazioni dell’Italia di questi anni.

 

6. FRANCESCO PERRI, Emigranti, 1928, pp. 43-44:
scrittore malvisto dal Fascismo, riscoperto recentemente, Francesco Perri pubblicò nel 1928 il libro Emigranti, storia-romanzo tra miseria e speranza, che ha come sfondo un piccolo paese della Calabria di inizi Novecento, dove i protagonisti sono gente semplice che sogna di partire per l’America, o che davvero emigra verso l’America o che dall’America ritorna. 

 

7. MARISA FENOGLIO, Vivere altrove, 1997, pp. 9-11: 
Stabilitasi in Germania alla fine degli anni Cinquanta del Novecento, per seguire il marito dirigente d’azienda, Marisa Fenoglio non conosce la disperazione degli emigranti del Sud o di certe regioni del Nord, che erano spinti dalla necessità del vivere a cercare lavoro al di là delle Alpi. Quella di Marisa Fenoglio è, come lei dice, “una emigrazione privilegiata, facile”. Ma non meno lacerante è, nel suo racconto, il senso di sradicamento e la ricerca, mai appagata, dell’appartenenza. “Nessun emigrato conosce alla partenza la portata del suo passo. Il suo sarà un cammino solitario, incontrerà difficoltà che nessuno gli ha predetto, dolori e tristezze che pochi condivideranno. L’emigrazione gli mostrerà sempre la sua vera faccia e a ogni ritorno constaterà quanto poco sappiano coloro che restano di ciò che capita a coloro che sono partiti”.

 

8. G. KANAFANI, Ritorno a Haifa, 1969:
Uno scrittore palestinese, per la prima volta nella letteratura araba, in questo libro del 1969 (lo scrittore morirà in un attentato a Beirut nel 1972) ci parla di due diaspore, quella ebraica e quella palestinese, accomunate dallo stesso tragico destino. Umanità e forza emotiva stanno alla base di questo toccante racconto. Il protagonista, Said, un palestinese di Haifa, dopo vent’anni di esilio ritorna nella città natale “solo per rivedere” fugacemente i luoghi amati e la sua casa, ora abitata da una famiglia di ebrei polacchi, scampati ad Auschwitz. In questo viaggio nel  tempo presente e nel passato riaffiorano, da entrambe le parti, il disagio e la tristezza della situazione in un groviglio di sentimenti e di passioni umane.

 

9. C. LEVI, Cristo si è fermato a Eboli, 1945:
Il più famoso libro del medico pittore Carlo Levi. La scoperta del problema meridionale non solo come episodio di una condizione arcaica, intollerante della nostra società, ma anche come teatro di una straordinaria civiltà contadina. “Eboli, – dicono i lucani tra cui Levi fu mandato al confino dal fascismo – è l’ultimo paese di cristiani. Cristiano è uguale a uomo. Nei paesi successivi, i nostri, non si vive da cristiani, ma da animali.” Secondo Italo Calvino, la peculiarità di Levi sta in questo: che egli è il testimone della presenza di un altro tempo all’interno del nostro tempo, è l’ambasciatore di un altro mondo all’interno del nostro mondo. Carlo Levi (1902 – 1975) laureato in medicina, fu pittore e scrittore. Visse a Parigi, fondò con Lussu, Rosselli, Salvemini e Tarchiani, il movimento Giustizia e Libertà.

 

10. M. ZAMBRANO, Le parole del ritorno, 1995:
Questo libro riunisce una parte degli articoli di Maria Zambrano apparsi settimanalmente nei giornali spagnoli dopo il suo ritorno in Spagna tra il 1985 e il 1990. Esule in Francia per 45 anni, per sfuggire alla dittatura di Francisco Franco, Maria Zambrano (1904-1991) è stata una delle figure più originali del panorama filosofico del Novecento. I suoi saggi contengono un pensiero forte, la certezza profonda che muove dalla fede e dalle fedi che “è proprio della vita risorgere”, che la verità, “la semplice verità, è che le civiltà muoiono e rinascono; che tutto quanto è stato dimenticato, un giorno riappare; che la vita, la vita degli uomini, si è sempre nutrita della speranza di essere ricreata o di essere creata completamente e per sempre. Che l’uomo, finché tale si può chiamare, è un animale che insegue la conoscenza creatrice”.

 

11. A. de SAINT-EXUPERY, Il Piccolo Principe, 1943:
passi dal capitolo XXI, l’incontro con la volpe. Con il suo linguaggio poetico, de Saint-Exupéry parla dell’incontro tra persone diverse che per comprendersi hanno bisogno di addomesticare e di essere addomesticate, che altro non significa se non ‘creare dei legami’, perché se non c’è relazione tra le persone, non c’è comprensione e non c’è dialogo, non c’è la capacità di mettersi nei panni dell’altro e vivere l’altro in tutta la sua unicità. Perché “non si vede bene che col cuore. L’essenziale è invisibile agli occhi”.

 

 

12. E. GLISSANT, Tutto-mondo, 1993, pp. 260-261:
Con la sua scrittura magistrale, inaspettata, densa, profonda, Edouard Glissant conduce il lettore verso un viaggio infinito dove si toccano e confondono i paesaggi più lontani, in un vortice di tempi e di spazi. In questo nuovo tutto-mondo, in cui uomini e linguaggi si mescolano, si incrociano le vite e i destini di personaggi indimenticabili. “Ma sono coloro che navigano tra due impossibili il vero sale della diversità del mondo. Non c’è bisogno di integrazione per vivere insieme nel mondo e mangiare tutti i cibi del mondo in un paese”.